Tags Posts taggati con "Featured"

Featured

Il web cresce alla velocità della luce e secondo Google in Italia le nostre connessioni non sono messe poi così male come molti pensano.

Sul blog ufficiale di Google Analytics è stato pubblicato infatti qualche giorno fa uno studio che trovi qui in cui si evince come il web diventi sempre più veloce sia dai computer tradizionali (desktop) che da mobile (smartphone e tablet).

Le velocità crescono ed i tempi di caricamento delle pagine si riducono. Chi si occupa di motori di ricerca sa benissimo come oggi i tempi di caricamento incidano sul posizionamento molto più che rispetto al passato. E’ per questo che l’obiettivo di molti professionisti fra le altre cose è quello di rendere più veloce l’accesso alle pagine dei siti. Un accesso più rapido significa avere un web migliore.

L’Italia soffre però di alcuni problemi infrastrutturali di cui molti italiani si accorgono ogni giorno. Nello studio è interessante notare come lo sviluppo delle reti mobili ha reso l’accesso ad Internet molto più veloce rispetto al passato, siamo passati da reti 3G al prossimo LTE, nel nostro paese siamo ancora indietro purtroppo. Processori sempre più potenti ed architetture mobili sempre più evolute hanno permesso di realizzare browser mobili con prestazioni sempre migliori.

Dalle parti di Google la pensano diversamente, ecco infatti alcuni risultati:

web-page-load-time

L’accesso via smartphone è diventato più veloce come vediamo anche se l’accesso dai computer tradizionali rimane ancora un po’ più veloce.

Italia veloce, ma problema di coperture

In Italia a vedere i dati dello studio non siamo mai messi così male. Siamo all’undicesimo posto dopo paesi in cui ci sono stati investimenti in infrastrutture pesanti. Non siamo a livello di Giappone e Stati Uniti ma non siamo messi così male. Mi sorprende non trovare altri paesi Europei in questo rapporto.

desktop_select

I problemi sulla banda larga e le connessioni ADSL in Italia sono noti a tutti, non facciamo finta che non esistano. Molti di noi sono già fortunati se riescono ad arrivare ad una ADSL 4 Mb. In passato mi è capitato di pagare per una 20Mb per poi avere una 8Mb degradata a 4-5 per problemi sulle centraline. Non parliamo poi delle performances disastrose di alcuni server DNS di compagnie anche leader in Italia. E’ probabile che il rapporto non tenga in considerazioni i dati sulla banda.

Sto facendo riferimento a città medio grandi, se abiti in una zona isolata probabilmente l’ADSL te la sogni. La cosa brutta è che siamo talmente abituati a connessioni pietose che non ci facciamo nemmeno più tanto caso.

Investimenti sul mobile : quando arrivano dei piani Flat veri ?

Ancora a più a sorpresa l’Italia raggiunge un ragguardevole 8° posto sul mobile.

mobile_select

In Italia molte compagnie investono sul mobile e dunque questo dato mi sorprende di meno anche se per vedere delle reti davvero affidabili dovremo aspettare un po’. Probabilmente è anche inutile investire se poi non si naviga davvero in maniera illimitata. Tutti i piani sono soggetti comunque a limitazioni sul volume di dati scaricati che dovrebbero essere rimosse.

Domanda : che fine ha fatto la famosa agenda digitale ?

crollo mercato pc

Le rilevazioni statistiche del mercato del PC hanno dato nell’ultimi trimestre un segnale epocale: un crollo del mercato del 14%, che non si registrava dal lontano 1994. Che cosa sta succedendo? Da una parte c’è l’effetto della crisi, che colpendo duramente le aziende impedisce di fare investimenti e quindi di rinnovare il parco macchine.

crollo mercato pc

Dall’altra però c’è la rivoluzione del mercato consumer, dove vanno di moda dispositivi come tablet e smartphone a scapito del PC fisso. Questa rivoluzione sta colpendo duramente tutti i marchi: Hp, Samsung, Acer, tutti stanno soffrendo il calo delle vendite. L’unica che si salva è la cinese Lenovo che riesce ad applicare una politica dei prezzi estremamente competitiva grazie all’efficienza del sistema produttivo cinese.

Persino il lancio di Windows 8, che secondo alcuni analisti avrebbe potuto dare una spinta alla vendita dei PC si è rivelato un flop. Sono anni ormai che la Microsoft non riesce a mettere a segno un colpo e anche questa volta pare abbia fallito. La maggior parte dei responsabili IT delle grande aziende, ad esempio, ha dichiarato che continua a preferire il più stabile Windows 7 rispetto al nuovo arrivato. Sono lontani, ormai, i tempi in cui Microsoft aveva il potere assoluto di imporre le sue soluzioni e le sue decisioni al mondo. I monopoli nell’informatica durano poco, molto poco.

Tornando al mercato dei PC le grandi aziende produttrici devono ormai prendere atto del crollo e iniziare a programmare una seria diversificazione della produzione che possa attirare l’attenzione del sempre più esigente consumatore.

Un esempio in questo senso possono essere i pc con schermo tattile: ormai il consumatore è abituato a controllare la maggior parte dei device con il touch screen e quindi potrebbe trovare naturale utilizzare anche il tradizionale PC in questo modo. Tuttavia i prodotti attualmente sul mercato hanno un prezzo troppo alto per essere competitivi con le altre soluzioni.

Questo cambiamento deve essere preso in seria considerazione anche da chi sviluppa software o da soluzioni per il web: ormai bisogna proporre soluzioni che siano in grado di funzionare indipendentemente dal dispositivo. Sia che l’utente usi il PC, sia che usi un tablet o uno smartphone deve poter godere di un’esperienza di utilizzo perfetta. Una sfida in più per il mondo dello sviluppo che in effetti ha risposto a questa chiamata in maniera eccellente.

Il mercato delle applicazioni per dispositivi mobili, anzi, è uno dei mercati più in fermento nell’ambito IT anche se ci sono ancora dei rischi molto forti connessi alla eccessiva dipendenza dal gestore dell’application store.

 

Dalle applicazioni in primo piano ai “contenuti”, ecco la nuova casa di Facebook.

Non è né un telefonino nuovo né un sistema operativo. Chi si aspettava una novità da Facebook non sarà rimasto deluso o forse si. E’ stato presentato poche ore fa alla stampa Facebook “Home” una versione personalizzata di Android confezionata per Facebook che verrà rilasciata presto su alcuni smartphone di vari produttori.

Un nuovo “strato” applicativo

facebook-layer

Si tratta essenzialmente di un nuovo “layer”, una nuova esperienza di home screen che sposta l’attenzione dalle applicazioni in primo piano ai contenuti. Se eravamo abituati a schermate piene di applicazioni sui nostri smartphone Facebook “home” porta al centro l’utente ed i contenuti che produce.

Grande spazio viene dato alla messaggistica ed alle notifiche. Le conversazioni così come tutta la presentazione ricordano un po’ le conversazioni di iPhone. In ogni caso Home supporta sia i messaggi privati di Facebook che gli SMS.

Dopo il nuovo feed lanciato nelle settimane scorse il nuovo layer avrà il feed nela schermata iniziale e con pochi gesti si potrà navigare agevolmente tra aggiornamenti e messaggi con una semplice strisciata.

facebook-home

Le applicazioni vengono “nascoste” ma è possibile comunque accedervi.

HTC first il primo a supportare Home dal 12 Aprile

home_htc_first

Dopo Zuckerberg è la volta del CEO di HTC che annuncia l’HTC first, il primo cellulare con Facebook Home preinstallato in vendita dal 12 Aprile. Già ora è possibile preordinarlo ad un costo che appare molto competitivo, 99 dollari ed un contratto di 2 anni.

Ma c’è di più. Facebook Home si potrà scaricare da Play Store come applicazione separata.

 

I nostri cellulari sono incentrati sulle applicazioni, Zuckerberg vuole “capovolgere” la situazione mettendo al centro le persone e sopratutto i ricavi di Facebook che per ora sono ancora carenti nel comparto mobile.

Enhanced by Zemanta

google+

Google Plus è molto di più di un social network, ormai l’avranno capito tutti dato che vengono introdotte sempre di più nuove funzionalità. Il settore delle immagini è molto caldo in questo periodo e tutti hanno capito che si può fare business anche con le foto. La dimostrazione è arrivata da Instagram che lo scorso anno fu acquisita a colpi di milioni di dollari da Facebook e dai dispetti tra questa e Twitter stessa che ha provato ad introdurre i propri filtri fotografici.

Dalle parti di Google non sono stati a guardare e hanno capito che dovevano fare anche loro qualcosa. E così proprio ieri è arrivata sul blog ufficiale la notizia di una nuova versione dell’applicazione mobile per android e ios che porta in dote alcuni miglioramenti. Vediamo quali.

Filtri fotografici

Quando si condivide ora una foto è possibile applicare dei filtri fotografici prima del post:

  • regolazione della saturazione e del contrasto con semplici gestures
  • confronto con la foto originale
  • filtri drama e retrolux
Nuovi filtri fotografici per Google +
Nuovi filtri fotografici per Google +

Per funzioni più avanzate si può scaricare Snapseed per avere ulteriori filtri aggiuntivi. Google insomma strizza l’occhio anche ai fotografic professionisti con una sua collezione Nik Collection che può essere provata per 15 giorni o acquistata (altro business per Google ? )

Non per niente Instagram ha fatto la sua fortuna con il mobile, dunque questa novità è dedicata ad utenti mobile.

Gif animate

Come annunciato sul profilo ufficiale Google+ ora è possibile inserire immagini animate nel proprio profilo. La novità è frutto delle recenti acquisizioni che hanno portato ad introdurre significative modifiche “visuali”.

Post : cosa cambia

Altra novità è dedicata agli utenti Android, sopratutto per regolare il flusso dei messaggi che spesso fanno scrollare l’utente e perdere tempo. Non a caso ieri Yahoo ha acquistato Summly , una applicazione che consente di fare un “summarize” delle news in modo più “compatto”.

Le novità per i post
Le novità per i post

Quello che si può fare :

  • più testo in commenti e messaggi
  • allegare video, foto, link in modo più rapido
  • anteprime immagini complete senza cropping
  • facilità di condivisione +1 e share
  • visualizzare comodamente ed inline scorrendo gli album fotografici

Comunità

Dopo le novità sulle schede e sulle foto di anteprima rese più grandi di cui si è parlato in questo post sono state migliorate le community molto apprezzate dagli utenti di Google.

La gestione delle Community in mobilità
La gestione delle Community in mobilità

In particolare è possibile sempre da tablet e smartphone:

  • moderare meglio la comunità sia nei contenuti che per gli utenti
  • regolare il flusso dei messaggi
  • invitare persone ad iscriversi e condividere contenuti con la comunità

Mappe e luoghi

La condivisione di mappe e luoghi è stata migliorata. Possiamo decidere ora se mostrare la posizione corrente sul profilo o renderla privata.

La condivisione dei luoghi con cerchie personalizzate
La condivisione dei luoghi con cerchie personalizzate

Sotto la foto del profilo sarà mostrata la posizione corrente che potrà essere condivisa con cerchie specifiche. Chiaro l’intento di competere ancora di più con servizi come Foursquare.

Insomma Google+ non vuole essere etichettato come comunità dedicata ai professionisti del web ma prova ad aprirsi ad una utenza meno “business”. Ci riuscirà ?

Quello che molti preannunciavano nei mesi scorsi è successo : Google Flights motore di ricerca per i voli e Google Hotel Finder motore di ricerca per gli hotel sono stati ufficialmente rilasciati in Italia.

Dopo la chiusura di Google Reader, Page e soci non si fermano più. Pare sia in arrivo anche un concorrente di Evernote per le annotazioni.

Non so perchè ma oggi mi viene continuamente in mente una scena di Harry Potter in cui un Lord Voldemort non in carne ed ossa annunciava “Non c’è posto che io non possa raggiungere”. Ecco Google sta toccando veramente tutti i settori del web, prepariamoci anche ai servizi di comparazione per mutui, prestiti, carte di credito già attivi negli Stati Uniti.

Per l’Italia sono arrivati ufficialmente due motori “verticali” fortemente integrati che ci consentiranno di cercare voli ed hotels. Il servizio verrà sicuramente potenziato ed arricchito. Molti operatori del settore turistico non saranno affatto contenti, gli utenti probabilmente si. Alcuni operatori come booking.com hanno sottoscritto con Google un accordo, altri comparatori di voli e hotel probabilmente dovranno farlo e non saranno molto contenti di dividere la loro quota di mercato con un gigante così ingombrante.

Ma vediamo come funzionano.

Google Hotel Finder

hotel-finder

Quando si cerca una keyword del tipo “hotel nome città” i risultati degli alberghi vengono mostrati direttamente nelle SERP

hotel-finder-pescara

Per un approfondimento basta cliccare su “Tutti i risultati di Google Hotel Finder” per avere un elenco più dettagliato con le proposte e la mappa di Google per vedere dove si trovano.

hotel-pescara

Oppure si può andare all’indirizzo https://www.google.it/hotelfinder/ per cercare l’hotel nella città che si desidera. E’ possibile ordinare gli alberghi per prezzo, categoria, servizi e scegliere le date del soggiorno valutando anche le recensioni degli utenti.

recensioni-hotel-finder

Google Flights

google-flights

Con un post ufficiale sul blog di Google sbarca in Italia un servizio correlato per cercare i voli.

Come possiamo vedere da questa schermata per il momento non ci sono alcune compagnie come le low cost Ryanair, EasyJet ed altre che assorbono una quota rilevante delle prenotazioni. L’integrazione stretta con Maps e le recensioni consentirà con questa mossa a Google di sfruttare ancora di più i suoi canali di advertising per fare maggiori profitti.

prenotazione-google-flights

E’ infatti possibile scoprire le destinazioni in base alle vostre scelte direttamente sulla mappa esplorando tutte le destinazioni disponibili. Se volete scoprire le mete in una area geografica potete farlo, basta digitare il nome della nazione dove volete andare.

Supponiamo di voler pianificare un viaggio in Francia,

francia-flights-google

la mappa ci indica le destinazioni possibili. Una volta selezionata una città ci propone anche gli hotel presenti in quella città. Potete insomma fare di tutto, scoprire i prezzi più bassi delle compagnie e capire qual è il momento migliore in cui partire.

google-flight-tariffe-convenienti

E’ possibile inoltre impostare dei filtri:

  • sulla compagnia area
  • sul prezzo
  • sulla durata
  • sul numero di scali

Gli annunci sponsorizzati quindi compaiono anche in Hotel Finder, una nuova mossa di Big G per monetizzare di più i traffico nel settore turistico.

Per gli operatori cambia molto. Avranno uno strumento in più per promuoversi sfruttando anche le recensioni e Google Places. Chi lavora in questo settore ed ha portali sul turismo ed anche di nicchia dovrà scontrarsi con l’entrata nei risultati di ricerca di questi due motori.

Che ne pensate ?

Il problema di monetizzare il traffico web proveniente da mobile è una delle questioni a cui i big di Internet fanno più attenzione.

Le persone usano sempre di più i dispositivi cellulari, gli smartphone ed i tablet, pertanto Google e gli altri studiano quali sono le opportunità che queste piattaforme offrono loro per guadagnare di più. Quello del traffico da mobile è stato da sempre uno dei problemi di Facebook che con le sue “innovazioni”, se così le vogliamo chiamare, cerca di fare profitti grazie ai profili dei milioni di utenti che ogni giorno usano il suo social.

Ma torniamo al nostro caro Google. Una interessante infografica di +Larry Kim ci mostra quali sono i prodotti che Google sfrutta maggiormente per monetizzare.

Non mi sorprenderei se Google sfruttasse i suoi numeri per puntare tutto su un proprio sistema operativo mobile integrato con un hardware dedicato, un po’ quello che cerca di fare con Nexus. Il successo di molti dispositivi diciamocelo non è dovuto alla fotocamera figa o al processore super potente ma ad un unico fattore : Android.

Il mobile advertising e le applicazioni

google-for-mobile-thumbnail

Il prodotto su cui Google guadagna di più è Google Adwords, nonostante l’ecosistema chiuso di applicazioni che molti player cercano di imporre è ancora la search la prima voce di profitto e lo sarà ancora per molti anni. Dalle parti di Mountain View hanno introdotto delle campagne PPC (pay per clic) molto più semplici per i cellulari che possono portare ottime conversioni.

Nonostante questo molti nella comunità affermano che il traffico via mobile sia scarsamente monetizzabile in quanto porterebbe a conversioni basse. Forse chi fa queste affermazioni come quelli che dicono che i social non servono non sanno usare questi strumenti.

Nella ricerca di WordStream l’analisi è stata condotta su quattro aree specifiche : Dispositivi mobili, Applicazioni mobili, Contenuti mobile e Mobile advertising.

Come possiamo vedere altre opportunità vengono sfruttate grazie a Google Offers e alla piattaforma pubblicitaria AdMob pensata appositamente per le applicazioni mobili. Fra quelle più redditizie troviamo Maps e le estensioni per le chiamate locali.

Quello che è sicuro è che Google sarà in prima linea nello sviluppo di queste soluzioni, per un settore che potrà portare miliardi di introiti nei prossimi anni. Che la chiusura di Google Reader sia il preludio ad un nuovo prodotto ? Lo vedremo nei prossimi mesi.

YouTube One Channel

Un canale “unico” in tutti i sensi disponibile per gli utenti di YouTube. Dopo le preview delle settimane scorse è stata infatti rilasciata una funzionalità che permette di personalizzare al massimo il proprio canale YouTube rendendolo unico e fruibile su tutte le piattaforme, mobile compreso.

YouTube One Channel
YouTube One Channel

Cosa è un One Channel ?

Se non sapete cosa è allora guardate questo interessante video che spiega le principali novità

Il popolare servizio di Video sharing punta a due obiettivi fondamentali : uniformare la visualizzazione su tutti i dispositivi ed evolvere in una ottica più sociale. Il servizio non è soltanto un restyling grafico ma un vero e proprio strumento che consente di curare la propria presenza sul web.

In particolare tra le caratteristiche più interessanti :

  • la possibilità di impostare un “trailer” da far visualizzare a chi non è iscritto al canale. Ora molti utenti visualizzano i video ma non lasciano poi il feedback e non si iscrivono ai canali. Con questa mossa si punta a incentivare a “seguire” i propri canali preferiti

  • uniformare il layout anche su smartphone e tablet

  • presentare in modo più efficace i video

Sfoggia il tuo “look” ovunque

Un layout "unico"
Un layout “unico”

Come potete notate nella home di One Channel ci sono già dei brand che stanno utilizzando questa nuova opportunità. La novità non sembra però essere stata accolta positivamente da tutti, molti commenti negativi sono stati rilasciati su alcuni blog anche ufficiali. E’ il prezzo da pagare nel momento in cui si fanno dei cambiamenti.

Il supporto agli utenti

Google è stata da sempre molto attenta a creare risorse che facilitassero la vita dei webmaster e degli utenti. Ogni volta che viene rilasciato un nuovo servizio vengono create sempre delle guide di supporto. Se volete capire come sfruttare al meglio il nuovo layout potete consultare le pagine con linee guida alla creazione che trovi a questo indirizzo in lingua italiana.

Staremo a vedere se gli utenti apprezzeranno questa novità che riguarda non solo chi produce ma anche chi “consuma”. Chi vorrà potrà anche organizzare nei propri canali video prodotti da altri per offrire dei servizi a valore aggiunto.

L’e-commerce è ormai maturo in Italia tanto che aumentano i fatturati delle aziende che vendono nel mondo. In particolare il made in Italy ed il settore del lusso sono molto forti all’estero nonostante non godiamo di grande fama e molti paesi ci considerano dei partners inaffidabili. Oggi parliamo di quel fenomeno che va sotto il nome di social shopping parlando di una start-up italiana che si è fatta valere molto negli ultimi anni : Blomming.

blomming

Blomming è un progetto tutto italiano, una piattaforma che aiuta le imprese italiane a vendere meglio e di più i propri prodotti online. L’azienda ha esteso la sua offerta introducendo una nuova funzionalità che è stata presentata recentemente alla Social Media Week : la social affiliation.

La social affiliation

Le affiliazioni costituiscono, nel mercato della pubblicità online, una modalità che consente di guadagnare. In pratica chi ospita sui propri siti pubblicità riguardante un prodotto o servizio sfruttando questi canali riceve una commissione per ogni prodotto o servizio venduto. In questo caso c’è un doppio vantaggio per chi promuove e per chi ha bisogno di pubblicità.

Chi promuove può infatti fare profitti se è bravo ad offrire la giusta visibilità ai prodotti, chi cerca pubblicità sfrutta un modello di business basato sulle conversioni, un modello in cui pagherà per lo spazio offerto solo se c’è una vendita o una azione concordata (richiesta di un preventivo o di informazioni, iscrizione alla newsletter).

social-affiliation

Blomming ha capito che il social shopping sta crescendo in Italia e che molti utenti passano tante ore sui social network. Se ci pensiamo bene sfruttiamo e sfrutteremo questi canali anche per chiedere consigli ai nostri amici su acquisti da fare. I social sono di fatto un anello fondamentale della catena del marketing, come è stato individuato anche da Google nella sua visione ZMOT.

Ogni brand deve farsi trovare e Blomming rappresenta uno spazio di visibilità in cui ogni negozio può avere il suo spazio ed incrementare le sue vendite. Attualmente la piattaforma ospita quasi 18 mila negozi virtuali ed ha più di 200 mila prodotti in vendita. I piccoli imprenditori possono fare marketing grazie a questa piattaforma con dei costi più bassi rispetto ai canali tradizionali. La nuova funzione di social affiliation è disponibile qui.

Un nuovo modello di content curation

La content curation rappresenta uno dei nuovi modelli di business del presente e del prossimo futuro. Contestualmente alle piattaforme di social shopping nascono anche nuove figure : i social curators. Gli utenti oggi hanno la possibilità di curare tutta una serie di prodotti di interesse per le loro community e proporle a questi attraverso le condivisioni sociali.

Attraverso la promozione e le offerte dei vari venditori, un curatore può condividere con i propri contatti solo ciò che gli interessa e guadagnare delle commissioni se ciò che sponsorizza genera delle vendite.

Rispetto ai tradizionali circuiti di affiliazione la social curation legata allo shopping può essere fatta ampliando il bacino di prodotti da proporre. Ogni publisher può catalogare, organizzare e distribuire collezioni di prodotti che lo convincono davvero e monetizzare anche, insomma una nuova opportunità da considerare e integrare nelle proprie strategie.

google news

Gli editori dei giornali online hanno da anni un obiettivo dichiarato: farsi pagare da Google per la loro presenza all’interno di Google News. Un obiettivo che hanno in qualche modo raggiunto in Francia, dove il famoso motore di ricerca si è impegnato a versare un obolo ad un fondo per l’ammodernamento dell’industria editoriale (sa molto di piano quinquennale sovietivo e in effetti si vede che in Francia governa Hollande) e in Belgio dove i giornali hanno ottenuto 6,5 milioni di euro da Google.

google news

Ma perché i giornali ce l’hanno tanto con il motore di ricerca di Mountain View? La questione è molto semplice: i giornali in Europa hanno bisogno di soldi, molti, maledetti e subito perché i loro modelli di business non funzionano più.

I giornali online, infatti, hanno come fonte di introito la pubblicità: ma questa spesso non basta a coprire tutti i costi. Ci sarebbe anche la possibilità di far pagare gli utenti, anche micropagamenti, per articoli singoli o applicazioni, ma è una possibilità ancora in fase di sperimentazione. E comunque sicuramente non incontrerebbe il parere favorevole degli utenti, abituati ormai ad ottenere gratis informazione di qualità.

Dall’altra parte la crisi sta facendo crollare gli introiti pubblicitari e le vendite della carta stampata e anche i contributi pubblici (che ad esempio in Italia mantengono l’intero settore) potrebbero diminuire nel prossimo futuro. Tra l’altro i giornali tradizionali si ritrovano ad affrontare su internet la concorrenza di nuove iniziative che hanno costi decisamente più bassi (non hanno strutture pleonastiche ed elefantiache ma snelle ed efficienti) che offrono informazione di qualità in maniera gratuita. Gli editori si ritrovano quindi nella necessità assoluta di reperire contanti e si rivolgono al motore di ricerca di Mountain View, chiedendo di essere pagati per la loro presenza all’interno dell’aggregatore Google News.

Tuttavia, analizzando la pretesa ci si rende conto che non ha molti fondamenti. Per prima cosa bisogna ricordare che Google News è uno dei pochissimi prodotti del motore di ricerca di Mountain View che non ha annunci sponsorizzati. Questo significa che tutto il traffico viene rediretto sui siti dei giornali.

E qui viene il bello: dalle analisi del traffico, viene fuori che i siti di informazione ricevono da un quarto ad un terzo del loro traffico totale proprio da Google, mentre Facebook, giusto per fare un esempio, non arriva all’8%.

Dunque gli editori in fondo ci guadagnano dall’essere presenti su Google News. Un esempio? Personalmente assisto spesso a compra vendita di portali web, e la presenza sull’aggregatore di notizie made in Google fa lievitare sensibilmente il prezzo di un portale.

E in fondo se gli editori proprio non vogliono stare su Google possono chiedere al motore di non farsi indicizzare, è un procedimento facilissimo da eseguire. Ma non lo fanno, ovviamente, proprio perché non vogliono perdere questo traffico. Rupert Murdoch ci provò, qualche anno fa, a minacciare Google di far uscire il prestigioso Wall Strett Journal dai risultati del motore di ricerca. E Google rispose subito che era libero di farlo, ma che si preparasse a perdere almeno un quarto dei propri lettori.

Il motore di ricerca sta pagando dei prezzi tutto sommato simbolici, più che altro per non inimicarsi le dirigenze politiche che magari possano sbandierare davanti alle folle adoranti la loro vittoria sulla multinazionale estera “cattiva”. Dopo tutto qualche milione di euro per Google non fa la differenza.

In conclusione, la crisi dell’editoria non si risolve certo raccattando qualche spicciolo in questo modo: si risolve tagliando i costi di strutture elefantiache e bizantine, aumentando la produttività, accettando la sfida delle nuove tecnologie con lo sviluppo di applicazioni ad altissimo valore aggiunto per veicolare le notizie e magari vendendo anche le sedi storiche e prestigiose come vuole fare il Washington Post e come vorrebbero fare i manager di RCS con la prestigiosa (e inutile) sede di via Solferino del Corriere della Sera. Ma qui siamo in Italia e i sindacati, bontà loro, si oppongono.

ZMOT è l’acronimo di Zero Moment Of Truth, un nuovo approccio mentale al marketing secondo Google che ha realizzato per spiegarlo una apposita sezione del sito http://www.thinkwithgoogle.com/insights/ e un mini sito in cui è possibile spiegare delle guide dettagliate in PDF che spiegano di cosa di tratta.

zmot

Come prendono le decisioni per acquistare i consumatori ?

L’approccio al B2B e al B2C è cambiato negli ultimi anni. Che si tratti di una azienda o dei privati il consumatore è portato a compiere una serie di passi prima di avvicinarsi al fatidico momento della verità che si tradurrà in un acquisto di quel prodotto o servizio.

Le aziende che compiono ogni giorno le loro attività di marketing cercano di monitorare e “misurare” il più possibile il risultato delle proprie campagne specialmente se vengono veicolate tramite i canali online. Oggi però è importantissimo capire che il web, grazie alla diffusione di smartphone e tablet, è diventato una fonte di informazioni anche per acquistare.zmot-fonti

Il consumatore è diventato più maturo ed evoluto tanto che si sta diffondendo moltissimo la pratica dello showrooming ovvero quella di entrare nei vari negozi per confrontare e trovare i prodotti da acquistare poi al miglior prezzo sfruttando l’ecommerce. In poche parole il consumatore utilizza vari strumenti:

  • gli smartphone anche per ricercare informazioni ed essere collegati con i propri amici a cui chiedono pareri e consigli su acquisti
  • i tablet per ricevere volantini con le promozioni o per ricercare i propri prodotti preferiti

Cosa è quindi il momento zero della verità ?

Il processo di acquisto di un prodotto avviene in fasi successive. Vediamo in tv o sui giornali o sul web una pubblicità che ci interessa e andiamo immediatamente o in momenti successivi a verificare qual è il prezzo, le recensioni, cosa dicono gli utenti.

Una volta capito che è arrivato il momento di acquistare si interrogano varie fonti compresi i motori di ricerca per trovare i prezzi migliori ma anche per chiedere consigli in community specializzate per avere pareri da chi ha già comprato.

E’ ciò che avviene ogni giorno, un utente “avvia” la ricerca sul web per soddisfare le proprie esigenze.

Dove bisogna esserci a tutti i costi

Se pensiamo alla pubblicità in TV ci accorgiamo che oggi non basta più uno spot per essere ricordati e apprezzati. Le aziende che risultano vincenti oggi sul web hanno una presenza fortemente radicata in tutta una serie di canali che le persone frequentano, i social ne sono un esempio.

L’instante in cui si avvia la ricerca può essere considerato quello da cui tutto parte, il momento Zero a cui seguirà un First moment Of Truth, quello in cui effettivamente si decide per l’acquisto.

Secondo Google questo è uno dei momenti chiave che influenza tutti i momenti successivi e dunque deve essere curato al meglio ottimizzando la presenza del proprio brand su Internet.

Per farlo ci sono una serie di canali e opportunità da sfruttare come :

  • Il proprio sito web che è la vetrina fondamentale di presentazione del nostro marchio
  • la presenza “locale” (Google Places ne è un esempio)
  • I social network : Twitter, Facebook, Google+ ma anche Pinterest ed altri
  • Video come quelli su YouTube, Vimeo ed altri portali di video advertising
  • le recensioni su siti e community di settore
  • le comunità di Google+
  • gli annunci pubblicitari sulle principali piattaforme di Advertising

Google ha realizzato a questo proposito un ebook con dei consigli che per la verità ogni esperto di marketing dovrebbe già conoscere e non aggiunge poi nulla di così eclatante, tuttavia è una ottima lettura che consiglio. Avrei dedicato forse un po’ di spazio agli aspetti emozionali che influiscono sul processo di acquisto.

L’ebook rappresenta una nuova guida con un handbook che riassume le strategie da considerare

Show up in the right place

Rendetevi visibile nel posto giusto sfruttando anche la multi canalità, non solo il web ma anche il mobile ed il vostro negozio.

Show up more often

Rendetevi visibili più spesso cercando di rendervi visibili non solo come brand e destinate parte dei vostri investimenti per catturare i potenziali clienti.

Show up with the right content

Utilizzate i contenuti “giusti” focalizzando la vostra attenzione sulla lealtà e sulla convenienza. Arricchite i vostri contenuti con immagini e video, i clienti amano “vedere” cosa compreranno ma sopratutto incrementate la vostra presenza sui social.

Measure up

Misurate l’impatto che hanno le vostre attività anche per piccole conversioni identificando gli obiettivi e definendo l’impatto che vi aspettate da ogni campagna.

E voi seguite questa strategia o ne avete una vostra ?

Our partner: Top10CasinoOnline.COM.