Che cosa è (veramente) Sarahah?

Che cosa è (veramente) Sarahah?

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A meno che non siate stati fuori dal web nel corso dell’ultimo mese, è molto probabile che i vostri contatti (virtuali o meno) abbiano discusso tra di loro di Sarahah, una delle app che nelle scorse settimane ha riscosso il maggiore successo, e che sembra essere diventato il trend estivo per eccellenza. Ma che cosa è Sarahah? A cosa serve? Ed è veramente il caso che la installiate?

Cerchiamo di rispondere a queste e altre domande con una mini guida ad un’app che rischia di far parlare di se ancora a lungo…

È l’ora di Sarahah

Come ben noto, ogni estate porta in dote i suoi tormentoni e… non solamente musicali. E se lo scorso anno il mondo impazziva alle prese con Pokemon Go, l’estate 2017 sembra essere il momento più propizio per Sarahah, una nuova app che si sta rapidamente diffondendo tra giovani e meno giovani, con la consueta prevalenza dei primi rispetto ai secondi. Le statistiche, d’altronde, parlano chiaro: sugli app store Sarahah continua a guadagnare posizioni, conquistando milioni di download e decine di migliaia di recensioni… non sempre positivissime.

A proposito: che cosa è Sarahah?

Nomen omen, per capire che cosa è Sarahah e quali siano le sue caratteristiche può esser utile rammentare come il nome dell’applicazione, in arabo, significhi “franchezza”, “onestà”. Una qualità certamente invidiabile, che è sicuramente più facile ottenere quando due contatti chattano nel più completo anonimato. Ed è proprio questa l’idea di Sarahah: sviluppata dal 29enne Zain al-Abidin Tawfiq, è un ibrido tra un sistema di messaggistica istantanea e un social network, che permette di inviare e di ricevere messaggi completamente anonimi.

Perché è nata Sarahah?

Come molte app che si rispettino, anche Sarahah è nata per un’esigenza diversa rispetto a quella a cui è stata “piegata”. Lo scopo con cui è sorta l’app non era infatti quello di favorire le rilevazioni anonime tra amici, bensì quello di assicurare un ambiente di lavoro più sereno, permettendo ai dipendenti di presentare lamentele per i comportamenti scorretti dei loro capi in forma anonima, in maniera tale che non vi fossero ripercussioni per simili denunce.

Sebbene inizialmente Sarahah non sia riuscita a riscuotere il successo preventivato da Tawfiq, la sua “flessibilità” di utilizzo ha permesso all’app di uscire dall’ambiente aziendale e, qualche mese fa, presentarsi in maniera più versatile e ampia in tutti i principali Paesi arabi. Poi, in primavera, ha fatto la sua apparizione sull’App Store, velocizzando un’espansione già comunque avviata.

Ma serve veramente?

Fin qui, la breve storia di Sarahah e le sue caratteristiche di utilizzo. Rimane però da comprendere un elemento preminente: serve davvero? Ne possiamo fare a meno?

Quel che sembra certo è che la possibilità di esprimere i propri pensieri senza doversi palesare, e rimanendo nel profondo anonimato, continua ad esercitare una crescente attrazione per gli utenti del web. E proprio tale specificità rischia di essere croce e delizia di Sarahah, il cui nome vorrà pur dire “onestà”, ma il cui utilizzo può fin troppo facilmente piegarsi alle assurde logiche del cyberbullismo.

Già negli scorsi mesi diverse sono state le segnalazioni su un’incongrua fruizione dell’app, frequentemente individuata come strumento di diffusione di una cattiveria gratuita, dinanzi alla quale si può fare ben poco (tranne, difendersi “alla cieca” dalle anonime sentenze). Lo sviluppatore Tawfiq ha dichiarato di volersi impegnare per poter mantenere un ambiente positivo e sereno, ma non è ancora chiaro come sarà possibile e quali saranno le evoluzioni dell’app.

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