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privacy

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privacy facebook

Il problema della privacy sul web è molto sentito da alcuni e troppo trascurato dall’utenza media. Il modo migliore affinchè la nostra privacy sia rispettata è ovviamente non usare i social network.

Non possiamo però far finta di nulla. Non è colpa di Facebook se pubblichiamo ogni singolo istante della nostra vita e dei nostri bambini aspettando una caterva di “Like” solo per il gusto di avere tanti fans e tanti commenti. Fa parte del gioco, o lo si accetta o si sta lontani da tutto.

privacy facebook

Molte delle persone che usano i social non sono affatto consapevoli del fatto che in qualche modo è possibile utilizzare delle funzionalità per proteggersi un po’ di più. In questo articolo cerco di porre l’accento su cose per alcuni ovvie, per altri sconosciute.

Rendersi invisibili nelle ricerche

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Come sappiamo su Facebook chiunque può cercare una persona fornendo un indirizzo e-mail, il nome o il numero di cellulare per coloro che l’avessero inserirlo. E’ il classico meccanismo per essere trovati dagli amici. E’ quindi di primaria importanza essere consapevoli di ciò che gli altri vedono di noi e scegliere quali informazioni mostrare al nostro “pubblico”.

facebook-privacy-tag

Per modificare le impostazioni standard è sufficiente andare nella barra a destra sull’icona dell’ingranaggio e fare click su “Impostazioni sulla privacy”. Fatto questo, nella sezione Diario potete vedere come gli altri vedono il nostro profilo “Pubblico” cliccando su “Visualizza come”.

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E’ possibile anche specificare il nome di un amico per vedere a quali informazioni ha accesso.

Chi può cercarvi ?

Se non volete essere trovati tramite email o cellulare andate nella sezione Privacy e aggiornate le impostazioni nella sezione “Chi può cercarmi ?”. In questo modo potete selezionare ed escludere amici. Nella sezione “Blocco” potete inserire profili di persone per diventare completamente invisibili per sempre.

In alternativa potete utilizzare anche il menu rapido a tendina con il simbolo del lucchetto per accedere rapidamente alle funzioni della privacy.

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Limitare la visibilità sulla Timeline

Il diario (la cosiddetta “Timeline”) contiene tutta la vostra storia ordinata in modo temporale con i post, le foto ed i tag che avete ricevuto. Queste informazioni finiscono nel “feed” di notizie che è stato recentemente aggiornato da Facebook.

Con l’arrivo anche in Italia della Graph Search dovremo fare più attenzione a ciò che pubblichiamo ma avremo comunque delle nuove opportunità.

Potete anche impedire a qualcuno di postare sul vostro diario o impedire agli altri di vedere foto quando qualcuno vi tagga.

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Potete decidere di pubblicare per tutti o solo per singoli amici. Pensiamo a degli eventi che riguardano la vostra famiglia. Se non volete rendere delle foto visibili ad altri potete farlo utilizzando i filtri e decidendo ad esempio che quel post sarà solo per gli amici o comunque per un pubblico più ristretto.

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Le impostazioni di sicurezza

Ci sono anche delle caratteristiche di sicurezza molto interessanti che possiamo sfruttare per proteggerci. Le trovate nella sezione “Protezione” sempre andando dal menu con l’icona dell’ingranaggio nella sezione “Impostazioni sulla privacy”

Notifiche di accesso : è una funzione molto utile che ci può dire se qualcuno effettua l’accesso al nostro account facebook da un computer o un dispositivo sconosciuto che non avete mai utilizzato. Si può essere avvisati via Email o SMS

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Sessioni attive : viene mostrato l’elenco delle ultime connessioni con i luoghi e i dispositivi da cui è stato effettuato l’accesso. Ovviamente l’accuratezza non è elevatissima anche perchè il nodo a cui ci si connette potrebbe essere nelle vicinanze e non nella stessa città. Tuttavia le informazioni sui dispositivi possono risultare utili.

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In conclusione posso dire che proteggere di più la nostra privacy è possibile, si deve però essere disposti a spendere un po’ di tempo per esplorare le funzionalità che Facebook ci offre. Con questi semplici passaggi potete bloccare delle persone indesiderate o impedire che qualcuno cerchi il vostro contatto per vedere se siete registrati.

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privacy facebook

Negli USA è ormai una pratica comune in fase di recruiting: le aziende vogliono entrare nei profili social dei candidati per poterne valutare a pieno la personalità: ormai quello che scriviamo su Facebook o su Twitter è il nostro biglietto da visita verso il mondo esterno. A qualcuno potrebbe sembrare una violazione della privacy, ma in effetti il candidato vi si sottomette di sua spontanea volontà.

privacy facebook

E ci sono anche altre situazioni, forse ancora più al limite: in alcuni stati USA sarà consentito al datore di lavoro di richiedere la password di Facebook o Twitter per poter verificare il profilo in caso di indagine interna.

Molti giornali nostrani hanno gridato allo scandalo, al Grande Fratello ma in effetti hanno dimenticato di dare la notizia completa: perché è evidente che il datore di lavoro non si potrà arrogare il diritto di accedere quando e come vuole, ma solo in presenza, appunto di un’indagine.

Ovviamente è chiaro che in questo modo un dipendente che passasse tutto il suo tempo lavorativo su Facebook sarebbe rapidamente scoperto e dovrebbe pagare le conseguenze delle sue azioni. Non è un mistero che i social network sono un fattore molto negativo per la produttività di chi svolge lavori di ufficio: non solo si passa una buona parte della giornata lavorativa perdendo tempo sui social, ma si perde completamente la concentrazione, visto che si viene interrotti continuamente dall’avviso di notifiche.

Ecco perché ben 33 stati americani stanno cercando di regolamentare il controllo da parte dei datori di lavoro sui dipendenti per quanto riguarda l’uso dei social network durante le ore di lavoro. In Italia una simile operazione troverebbe l’opposizione ferma dei sindacati e sarebbe anche contro lo statatuto dei lavoratori, che vieta ogni forma di controllo con mezzi audio visivi e tecnologici dei lavoratori.

Ma per noi questo non è un problema: dopo tutto il partito che ha vinto le ultime elezioni ha tra i punti centrali del suo programma la decrescita felice. E che cosa c’è di meglio per decrescere che passare la propria giornata lavorativa collegato ai social network trascurando il lavoro?

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street view google

Il procuratore generale del Connecticut è riuscito a far condannare Google ad una multa di 7 milioni di dollari per la gravissima violazione della privacy di comuni cittadini messa in atto da Google attraverso i veicoli che fotografano e mappano le strade per fornire il servizio Street View.

street view google

In pratica i veicoli erano dotati di rilevatori di reti wi-fi, cosa che ha consentito a Google di creare una sua mappa privata (e utilizzata chissà per quali scopi) di tutte le reti wi-fi del paese. Una violazione della privacy di inermi cittadini attuata su vasta scala e con tecnologie software all’avanguardia, un altro esempio concreto dei rischi che tutti stiamo correndo a causa dello strapotere di un’azienda che nessuno pare voler arginare.

Il Connecticut è un piccolo stato americano ma il suo procuratore generale ha avuto la forza e il coraggio di andare fino in fondo: non solo è riuscito a imporre la multa, che per un colosso come Google in fondo rappresenta una cifra assolutamente ininfluente, ma ha anche imposto che l’azienda di Mountain View interrompa immediatamente la raccolta illegale di informazioni e, allo stesso tempo, dia avvio ad una campagna, su scala nazionale, per informare gli utenti sui rischi che si corrono lasciando le reti wi-fi senza protezione. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene, e il procuratore si è comportato molto meglio dei tanti membri delle antitrust europea e americana che danni cincischiano sul problema Google senza avere il coraggio o la forza di fare nulla per cambiare le cose.

Molto italiana la reazione di Google alla condanna: ha diramato un comunicato in cui spiega di aver cominciato un programma di sensibilizzazione dei propri dipendenti sul tema della privacy. In pratica, sta dicendo Google, questo programma di raccolta delle rete wi-fi, condotto in maniera scientifica e centralizzata, con uso di apparati tecnologici all’avanguardia, è stato condotto all’insaputa di Google stessa che, da azienda all’avanguardia negli standard morali, si preoccupa subito di evangelizzare i dipendenti sul tema.

Nemmeno Scajola avrebbe saputo fare di meglio.

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privacy facebook

Ormai cliccare su “Mi piace” quando siamo collegati a Facebook è diventata un’azione automatica e la maggior parte della gente pensa che sia anche innocua, ma probabilmente non lo è. Uno studio molto interessante, condotto da Microsoft in collaborazione con l’Università di Cambridge, è infatti riuscito a ricostruire in modo assolutamente preciso i profili personali degli utenti di Facebook partendo dai giudizi espressi in modo pubblico proprio attraverso i “Mi Piace”.

privacy facebook

I ricercatori hanno costruito un semplice sistema di data mining che è stato addestrato a riconoscere alcune caratteristiche degli utenti proprio in base ai dati reperibili dai profili pubblici (e solo da quelli). L’accuratezza predittiva ottenuta è stata davvero stupefacente, anche per gli stessi sviluppatori che hanno creato il progetto.

In pratica è stato possibile, ad esempio, determinare se il soggetto era repubblicano o democratico (lo studio ha preso in considerazione utenti USA), bianco o nero (in questo caso con una precisione del 95%), gay o eterossessuale, consumatore di droga o meno. Come si vede si tratta di dati anche piuttosto sensibili che vengono resi pubblici in modo inconsapevole.

Insomma, la nostra personalità è messa a nudo da quello che facciamo su Facebook e dovremmo preoccuparci soprattutto del fatto che lo studio ha dato in pasto al sistema software solo e soltanto dati che sono sempre pubblici. In pratica non c’è modo di difendere la nostra privacy se non evitando di esprorre troppo il nostro apprezzamento per quello che la rete ci propone o, ancora meglio, chiudere gli account sui social network.

Certo, viviamo nell’era della trasparenza totale, in cui gli adolescenti sono abituati a pubblicare in modo live le foto della loro vita quotidiana e in cui si racconta a tutti la propria vita con uno stato su Facebook: forse la minaccia alla privacy è meno sentita rispetto a qualche anno fa? Bisogna stare attenti, perché in questo modo è molto facile costruire sistemi di schedatura politica o, senza andare troppo in là, sistemi per la ricerca di personale che possano escludere determinate persone solo per le loro idee.

E’ ovvio che l’applicazione più probabile di questa tecnologia sarà il marketing: sarà possibile inviare pubblicità molto mirata agli utenti facendo data mining a partire dalle loro preferenze.

La cosa che lascia, ancora una volta, stupiti è che Facebook non riesca ad utilizzare questa montagna di dati per monetizzare in modo serio e iniziare davvero a competere con il Moloch Google per la spartizione della pubblicità online.

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