Start Up, Italia sempre più indietro grazie alla mancata “rivoluzione” digitale

Start Up, Italia sempre più indietro grazie alla mancata “rivoluzione” digitale

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@ Adnkronos

In Italia le imprese italiane che si possono definire “start up” sono quasi tutte tecnologiche ovvero basano il loro settore di attività sull’ ICT ed hanno un fatturato molto basso.

I dati emergono da uno studio effettuato dalla Fondazione Eli Lilly che evidenzia come rispetto agli altri paesi, anche emergenti, le imprese italiane sono in numero inferiore e quasi sempre in perdita. Rispetto agli Stati Uniti, paese da sempre all’avanguardia per quanto riguarda la creazione di nuove imprese tech, abbiamo pochissime aziende quotate in borsa (solo quattro) mentre negli States sono 17. E non va meglio neanche rispetto ad altri paesi europei, i tedeschi sono a 16, ed altri paesi emergenti come quelli asiatici ci surclassano alla grande.

Una delle cause è dovuta al fatto che In Italia si investe poco in ricerca applicata. Pensiamo ad esempio alle Università costrette a tirare la carretta con i pochissimi fondi che lo Stato gli passa ed i risultati sono poi quelli che sono. I cervelli migliori non rimangono nelle Università italiane, non ci sorprendiamo poi se in ambito accademico i risultati sono inevitabilmente scadenti.

Eppure di idee e cervelli nella nostra penisola ce ne sono, sono gli investimenti che mancano.

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Che fine ha fatto la “rivoluzione” digitale ?

A dicembre ci eravamo tutti illusi con le promesse di una Agenda Digitale di cui oggi non importa niente a nessuno. Basta consultare i programmi delle coalizioni che si confronteranno alle politiche.

Tutti sono ben consci nel capire che il ritardo delle nostre Start Up è dovuto anche ad un gap “strutturale” e tecnologico dell’Italia. Leggendo i punti delle quattro righe dedicate a questi argomenti possiamo scorgere :

  • digital divide e banda larga

  • cloud computing

  • open data

  • smart cities

Probabilmente chi scrive questi documenti non conosce a fondo i problemi veri dell’Italia. Si ritiene il digitale uno dei fattori chiave per lo sviluppo del nostro paese, eppure non ho sentito nemmeno uno straccio di parola in merito, da nessuno. Non basta compilare un foglietto con quattro termini di cui magari non si conosce nemmeno il significato per affermare che il tema è centrale. E infatti il messaggio preoccupante è contenuto proprio nell’agenda stessa:

Non è un programma di lavoro dettagliato e non vuole avere carattere esaustivo.”

Abbiamo bisogno invece di un programma dettagliatissimo di cose da fare che spieghi anche “come” realizzarle. Invece di pensare a nuvole varie e smart cities che nascondono la verità, e cioè quella della creazione di ulteriore carrozzone in cui assegnare altre poltrone, pensate a rendere funzionanti le infrastrutture di rete fisse e mobili esistenti, sarebbe già un passo in avanti enorme. L’Italia ne ha bisogno.

Appassionato di Web Marketing, di motori di ricerca e strategie SEO. Lavoro come freelance offrendo consulenza a società e clienti che vogliono migliorare la loro presenza e visibilità sul web.

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